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Cuop du soire
Marco
Sportelli
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Sfilati i cosciali e riposta nel baule la 7’6” cominciai a percorrere la stretta strada che mi avrebbe riportato a valle. E’ bello dopo ore di solitudine, con gli occhi ancor pieni di rocce, pozze, abeti, coloratissime fario, guidare senza fretta nella luce ormai satura del tardo pomeriggio sapendo che la pesca non è ancora finita. Mi piacciono queste interminabili giornate di fine primavera che permettono di alternare l’estenuante risalita di un torrente roccioso ad un paio di tranquille ore serali in una lama del piano. Adoro approfondire la conoscenza di un determinato territorio, acquisirne esperienza, entrarne in empatia al fine di coglierne i momenti migliori nei luoghi migliori. Amo poter decider liberamente come, dove e quando pescare, senza limiti di riserve, permessi, regolamenti…
Dove,
inteso come dove andare a pesca, quale fiume o parte di fiume è più
interessante. Ma anche dove, in quel fiume, far passare la nostra mosca
piuttosto che gli stivali. In pratica quel Senso dell’acqua di così difficile
definizione. Quando, inteso come periodo di pesca: una determinata stagione, mese, ed a volte addirittura settimana, fa la differenza tra un’ottima pescata ed un’uscita a vuoto. Quando, anche nell’arco del giorno: certi posti, pur celando molti bei pesci sono produttivi solo in precisi momenti, impedendo, di fatto, ai pescatori di spopolarli. Un migliaio di pescatori li può provare a mezzogiorno od a metà pomeriggio, nel giorno sbagliato e se n’andranno senza bollare! Mattino, pomeriggio, mezzogiorno, sera: ciascuno ha il suo momento! Vogliamo complicare il gioco aggiungendo che gli orari migliori variano con il variare delle stagioni?! Lo vogliamo elevare al quadrato dicendo che ogni fiume, torrente, risorgiva, per caratteristiche proprie o dislocazione geografica, ha un suo calendario specifico?! Queste variabili da sole generano un algoritmo talmente complesso da non poter essere schematizzato. Per quante esperienze facciamo, informazioni raccogliamo, giornate di pesca analizziamo per cercare di razionalizzare il quando ed il dove, sappiamo d’essere dediti ad un’attività senza fine. Eccolo il requisito particolare, ecco ciò che ci affascina, ci strega, ci stimola costantemente: per quanto c’impegniamo nella Quadratura del Cerchio, nella Determinazione del Numero Aureo, nella perenne ricerca di questo Squamato Graal possiamo solo avvicinarci alla soluzione. Mai trovarla. Riusciamo, tuttalpiù, a collocare qualche tessera in un mosaico di cui non conosciamo il disegno. Parcheggiai l’auto poco distante dal fiume e mi preparai con calma (questa tessera la conoscevo). Vedevo in lontananza già le prime bollate ed una leggera foschia fuoriuscire dall'acqua. Una coppia di pipistrelli sfrecciò attraverso il cielo grigio, appena sotto il profilo delle colline. Eccetto il costante scorrere dell'acqua non c'erano rumori. Quando iniziai a pescare le bollate erano già costanti, erano le lente, sostanziose bollate di grossi pesci. Dopo un paio di rifiuti ruppi sulla ferrata e mi accorsi di aver lasciato il filo di scorta in macchina.
Mi strazia il cuore allontanarmi dall’acqua con i pesci in attività, ma con ancora un’ora d’aspettativa di pesca mi decisi a tornare in auto. Avrebbe richiesto solo pochi momenti. Risalii il sentiero fino ai filari di vite dove avevo parcheggiato, trovai subito le bobine ed in un paio di minuti ero già sulla riva. Non vi dico cosa provai quando mi accorsi che il mio posto nel frattempo era stato occupato da altri due pescatori. Dovevano essere proprio dietro alla curva ed aver interpretato la mia mossa in modo errato. Ad ogni modo non potevo certo rivendicarne il possesso. Così mesto mesto mi diressi verso la fine della piana. Seduto sulla fine sabbia dorata, ancora tutta calda per la carezza di un pomeriggio assolato, li osservai pescare. La luce rossastra del tramonto illuminava ogni cosa con il fascino discreto della nostalgia. Stranamente non avevo la smania della cattura. Forse stanco, forse appagato dalle catture della giornata, forse semplicemente perché in quel momento della mia vita il crepuscolo accendeva un qualcosa in me. Il bello della pesca è che può essere cosi: puoi far collimare i tuoi ritmi con il ritmo di pesca che fai. A volte frenetico a volte pacato ma, finché hai la canna in mano, ben raramente riposante. Le trote, purtroppo, sono egoiste; richiedono sempre la nostra totale attenzione. Le trote sono “femmina”, pretendono sempre il massimo prima di finire nelle nostre mani (mi sono inginocchiato più spesso davanti ad una trota che ad una donna). I due Tizi cominciarono a catturare, sicuramente anche loro avrebbero aggiunto una tessera al loro puzzle personale.
A volte mi
capita di trovarmi a rimpiangere che ci siano altri uomini, e che il loro
unico scopo sembri essere quello di turbare con la loro presenza questa pace
divina o con la loro avidità, le loro lotte, il loro progresso distruggere una
natura che non riescono completamente ad amare. Ma per quella sera, al Diavolo gli uomini ed al Diavolo le trote. Chiusi la canna e mi presi un attimo solo per me. Guardai l’acqua limpida scorrere immateriale sopra i miei stivali. Fredda e pura come scorreva tra i piedi del Padre di mio Padre. Fredda e pura come vorrei scorresse tra le mani del Figlio di mio Figlio. Uno dei migliori Coup de Soir della stagione!
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